6 Ottobre 2019

Perché il Papa ha indetto un sinodo sull'Amazzonia?

Dal 6 al 27 ottobre vescovi di tutto il mondo si confronteranno su questioni ecclesiali e parleranno di ecologia
«Questo Sinodo è qualcosa che riguarda tutta la Chiesa e non soltanto un bioma»
Ad un anno dal sinodo sui giovani, apre oggi il sinodo sull’Amazzonia. L’incontro dei vescovi si terrà in Vaticano dal 6 al 27 ottobre e avrà come tema: «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale».
Papa Francesco aveva convocato questo sinodo già 2 anni fa e dopo gli incendi dell’estate scorsa che hanno devastato la foresta amazzonica, sembra cadere a pennello questo momento di riflessione e confronto proprio sull’ecologia, ma non solo.
Abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale Sinodo a Victor Paiva, laico, coordinatore della formazione delle pastorali della diocesi di Castanhal (Stato del Parà). Victor fa parte del terz’ordine francescano (ofs) e  del comitato REPAM (Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica) regionale, della regione nord 2 del CNBB (Conferenza Episcopale Brasiliana)
 

Perchè il Papa ha deciso di fare un Sinodo sull’Amazzonia?

Non è di oggi l’attenzione di Papa Francesco per l’Amazzonia. Già nel 2013, anno della sua elezione, quando si incontrò con i vescovi brasiliani a Rio de Janeiro, in occasione della giornata mondiale della gioventù, disse che «l’evangelizzazione dell’Amazzonia è un banco di prova per la Chiesa e per la società». Nella sua enciclica sulla cura della casa comune Laudato Si’, espresse la preoccupazione per questo territorio di singolare importanza per il clima del pianeta. Nel 2016, i vescovi dell’Amazzonia brasiliana inviarono una lettera a Francesco chiedendo una iniziativa della Santa Sede a rispetto dell’Amazzonia. Nell’anno seguente, il Papa ha convocato il Sinodo Straordinario per la regione Pan-Amazzonica, giustificando così: «Accogliendo il desiderio di alcune Conferenze Episcopali dell’America Latina, e ascoltando altresì la voce di molti pastori e fedeli di varie parti del mondo, ho deciso di convocare una Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi per la regione Pan-Amazzonica. (…). L’obiettivo principale di questa convocazione è identificare nuovi cammini per l’evangelizzazione di quella porzione di Popolo di Dio, specialmente degli indigeni, di frequente dimenticati e senza prospettive di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta». Per questo, il tema dell’assemblea sinodale esprime con molta proprietà la ragione della stessa Assemblea: «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale».

Che cosa dice di speciale o di particolarmente interessante l'Instrumentum Laboris?

Tutto l’Instrumentum Laboris è interessante per la forma con cui è stato elaborato, cominciando da un ampio processo di ascolto della Chiesa e dei popoli amazzonici. Sono state ascoltate più di 100mila persone e centinaia di relazioni inviate alla Segreteria del Sinodo. Da qui la necessità di rispettarsi e considerare il testo, perché si tratta della voce dell’Amazzonia che si alza illuminata dalla fede nel Cristo vivo! Il testo è diviso in 3 parti e invita ad assumere nuovi paradigmi e referenze, considerando le culture amazzoniche; a riconoscere il legame fra evangelizzazione e ecologia, nell’indicazione di una conversione integrale, e partendo da ciò, ripensare alla missione della Chiesa profetica e samaritana in questo territorio.

Che aspettative ci sono nei popoli indigeni rispetto a questo Sinodo? Gli indios sono di religione cattolica oppure seguono una loro religione tradizionale?

Questa era una delle domande che il questionario presente nel Documento Preparatorio faceva: cosa sperano gli Indigeni dalla Chiesa? Nell’ascolto è apparso evidente che questi popoli originari sperano una vera accoglienza e una vera apertura al proprio modo di intendere la realtà e la vita, così come la Chiesa ha fatto con altre culture prima di noi. Gli indigeni non vogliono imporre la propria cultura, ma neppure desiderano che sia loro imposta una cultura estranea. La grande aspettativa è ciò che chiamiamo di intercultura, la relazione di incontro fra culture differenti: quelle dei popoli originari e quella dei cristiani cattolici. Questa intercultura non ferisce l’identità, ma trova cammini, corregge le posizioni e promuove il dialogo fra entrambe le parti. Di fatto ci sono molte comunità cattoliche indigene, ma ce ne sono anche molte che non lo sono. Questa diversità dovrà essere considerata nell’Assemblea sinodale, come anche si dovrà pensare a come evangelizzare differentemente da quella che era la proposta precedente. Si tratta, come afferma l’Instrumentum Laboris, di una evangelizzazione senza colonizzazione.

Che aspettative ci sono nel popolo brasiliano rispetto a questo Sinodo?

C’è ancora una grande mancanza di conoscenza in Brasile a riguardo del Sinodo. Di recente abbiamo lanciato qualche campagna per una presa di coscienza, mostrando che il Sinodo è qualcosa che riguarda tutta la Chiesa e non soltanto l’Amazzonia. Ma il fatto è che fuori dell’Amazzonia il Sinodo non ha ancora avuto un grande spazio, se non attraverso la Conferenza Episcopale Brasiliana, alcune congregazioni e centri accademici.

In America Latina si parla di questo Sinodo sui mass media, oppure è una questione interna alla Chiesa?

I mass-media, soprattutto quelli digitali, sono abbastanza interessati al Sinodo, più per polemizzare o per vendere la notizia, piuttosto che per informare con verità e chiarezza. Del Sinodo si parla certamente con maggior frequenza nei mass-media cattolici.

Cosa è emerso nei lavori che avete fatto nella vostra diocesi in preparazione al Sinodo?

La riunione pre-sinodale dei vescovi dell’Amazzonia brasiliana aveva come obiettivo studiare meglio l’Instrumentum Laboris, presentare ai padri sinodali la dinamica dell’Assemblea e, soprattutto, articolare i temi che ogni vescovo tratterà. I padri sinodali hanno potuto comprendere la propria responsabilità, soprattutto cominciando dalla nuova Costituzione Apostolica Episcopalis Communio, che modifica alcune questioni dell’Assemblea sinodale, e ascoltare dagli assessori laici e religiosi cosa ci si aspetta da loro.

Ritieni che ci siano altre cose importanti che vuoi dire?

Sì. Il Sinodo speciale per la regione Pan-Amazzonica è qualcosa che riguarda tutta la Chiesa e non soltanto un bioma. Tutta la Chiesa è responsabile per sensibilizzare sull’importanza di questa Assemblea e soprattutto pregare per essa, perché ciò che sarà discusso non è di vantaggio solo per la Chiesa dell’Amazzonia, ma servirà come laboratorio per altre realtà specifiche e con sfide simili nel resto del mondo. Preghiamo perciò affinché i nostri padri sinodali si lascino guidare dallo Spirito Santo che è in continuo movimento e così possano contribuire per la rivelazione del Regno di Dio presente in queste terre attraverso una Chiesa col volto amazzonico e missionario.