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26 Marzo 2025
Ultima modifica: 28 Marzo 2025 ore 18:25

Anna: fuggire dalla mafia per rinascere

La giornalista Alessandra Ziniti in un libro racconta la storia di una donna che sfida la criminalità organizzata.
Anna: fuggire dalla mafia per rinascere
Il libro "Libera. Storia di Anna" racconta la vicenda di una donna calabrese che decide di scappare dalla mafia per proteggere se stessa e le sue figlie. Con l'aiuto di Don Ciotti e la rete di supporto di Libera, Anna affronta una vita di fughe e paure, ma anche di speranza e solidarietà. La sua storia evidenzia l'importanza di una legge che permetta a queste donne di cambiare identità e vivere libere dal passato.

In un tempo in cui si parla poco di mafia, illudendo tanti che lo Stato stia vincendo la battaglia contro il crimine organizzato, esce un libro che riporta i piedi sulla realtà. È la storia di Anna, una donna che decide di scappare dalla criminalità calabrese, raccontata nel libro Libera. Storia di Anna, edizioni Fuori Scena.

La giornalista Alessandra Ziniti durante la presentazione del libro: Libera. Storia di Anna
 Ne abbiamo parlato con l'autrice Alessandra Ziniti, giornalista di Repubblica, che oggi segue la cronaca nazionale ed il tema migrazione ma che ha iniziato la sua carriera a Palermo negli anni Ottanta e per trent'anni ha seguito prima le cronache di mafia, poi la stagione delle stragi e i grandi processi istruiti da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
 

Chi è Anna?

«Anna è un'eroina che sfida il suo destino: rimasta vedova a causa della violenza mafiosa e costretta a vivere in un contesto oppressivo, decide di scappare. Come lei ci sono tante donne provenienti da Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, che rifiutano di restare prigioniere delle loro famiglie mafiose. Non possono accedere al programma di protezione perché non sono collaboratrici di giustizia non avendo notizie utili per le indagini».

Qual è la sua storia?

«Anna vive in un incubo: ha perso il marito, morto di lupara bianca, assassinato dalla sua stessa famiglia mafiosa e senza mai ritrovare il corpo. Con due bambine piccole, decide di ribellarsi quando si rende conto che la sua famiglia le impone un destino di silenzio e obbedienza. Dopo aver incontrato don Ciotti e aver ottenuto aiuto, intraprende un avventuroso viaggio attraverso l'Italia».

Come avviene l'incontro con don Ciotti?

«Anna si avvicina a don Ciotti durante una manifestazione antimafia e gli racconta la sua storia. Lui verifica la situazione con le autorità e decide di aiutarla. Organizza una fuga segreta, ma la sua vita diventa una fuga continua; dopo ogni cambio di città, gli uomini della 'Ndrangheta la trovano e don Ciotti deve continuamente aiutarla a spostarsi. Non potendo cambiare identità a causa della legge italiana, Anna e le sue figlie vivono in una condizione di costante paura».

Cosa succede a Anna dopo la sua fuga?

«Dopo essere riuscita a ricostruirsi una nuova vita, Anna deve affrontare la frustrazione di non poter cambiare nome ufficialmente. Le sue figlie rimangono esposte al rischio di essere rintracciate dalla mafia. Dopo quindici anni, Anna è costretta a lavorare ancora in nero per non essere rintracciata. È significativo un episodio in cui la figlia maggiore, che oggi ha 21 anni, esprime il desiderio di conoscere le sue cugine. Un giorno, usando i social del fidanzato, le trova e le vede in un selfie con una pistola. Questa scoperta le fa capire quanto sia stata fortunata grazie al coraggio di sua madre».

Qual è l'importanza della rete di supporto che si è formata attorno a queste donne?

«Queste storie sono fondamentali. Libera ha creato una rete di famiglie e persone comuni che supportano donne come Anna. Ospitano, forniscono amicizia e anche un aiuto economico, rendendo possibile per queste donne ricostruire le loro vite. È un atto di solidarietà straordinario che testimonia come il cambiamento sia possibile attraverso la comunità».

Infine, hai menzionato un disegno di legge che potrebbe migliorare la vita di queste donne. Puoi dirci di più?

«Sì, stiamo spingendo per un disegno di legge che consenta a queste donne, che non sono pentite, di cambiare identità con un percorso protetto. Non vogliono soldi, né protezione, solo l'opportunità di vivere senza il peso del passato. Questo è un passo importante per dare loro una vera identità e dunque una nuova vita».