Proviamo così a descrivere, con delle immagini, la 50esima settimana sociale dei cattolici che si è appena conclusa a Trieste (dal 4 al 7 luglio).
A cominciare dal titolo importante: "Al cuore della democrazia".
Pezze cucite insieme per ricavare una grande “Tovaglia della partecipazione”. Parole cucite da fili che le tengono insieme in un patchwork: cosa vuol dire partecipare? Un’idea ispirata dall’attività di fra’ Sidival Fil (artista brasiliano dell’ Ordine dei Frati Minori di San Francesco d'Assisi) adottata da un gruppo di insegnanti di Trieste nel percorso di preparazione delle scuole alle Settimane Sociali, una “sperimentazione della partecipazione”, un’esperienza estetica e operativa in cui i ragazzi delle scuole triestine hanno lavorato insieme, trasversalmente, coinvolgendo anche genitori e famiglie. 90 metri di lunghezza per quasi due di larghezza, la tovaglia è esposta all’ingresso del Generali Convention Center dove si svolgono i lavori assembleari. Come ha spiegato il vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi, nella cerimonia di apertura, «è bella la metafora: la scuola come l’istituzione che insegna a creare legami, a tessere legami di storie familiari».
«Nel cambiamento d’epoca che ci è dato di vivere avvertiamo tutta la difficoltà e un certo affanno nel funzionamento delle democrazie. Oggi constatiamo criticità inedite, che si aggiungono a problemi più antichi. La democrazia non è mai conquistata per sempre». E’ il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad aprire le settimane sociali. E’ quest’ultima frase che riecheggia tra le strade e i palazzi di Trieste, nel centro città e sul canale, dove sono le tende bianche degli stand delle “Buone Pratiche”: è questa la città della democrazia, dove sono gli stand di associazioni di volontariato, diocesi, ordini religiosi, Università, case editrici. Lungo il Canal Grande, davanti alla chiesa di sant’Antonio, c’è un campo da baskin, il primo sport veramente inclusivo, dove persone con vari tipi di disabilità, donne e persone dai 14 ai 79 anni possono giocare insieme.
Le Buone Pratiche sono realtà che si impegnano nella cura di un bene comune. Testimoniano modalità di partecipazione che rinsaldano i legami sociali, valorizzano il ruolo delle persone, rendono viva e concreta la democrazia. E’ qui che la Comunità Papa Giovanni XXIII ha partecipato con "Operazione Colomba", selezionata come Buona Pratica per la Pace e la Giustizia. Per i giorni di Trieste un via vai di persone ha animato lo stand di Operazione Colomba, incontrando e dialogando con le volontarie del Corpo Nonviolento di Pace della Comunità.
La musica che da suoni alla democrazia e ai diritti umani nel lunghissimo concerto in una piazza dell’Unità gremita di gente: i clandestini di Notre Dame di Victor Hugo, cantati in poesia da Riccardo Cocciante, il discorso di Martin Luther King. «Se avrai paura allora stringimi le mani, perché siamo invincibili, vicini» canta Mr Rain. Nella città della rivoluzione di Franco Basaglia, Simone Cristicchi dedica a lui e all'esercito dei matti, "Ti regalerò una rosa". Ancora "Sogna ragazzo sogna" di Vecchioni, e i Tiromancino, Mannini, Amara: ogni brano è un messaggio di inclusione, speranza, giustizia.
Il Papa che accarezza e benedice Anna, una delle tante bimbe “speciali” accolte dalla Comunità Papa Giovanni XXIII (e dalla sua mamma speciale). La Comunità ha partecipato allo stand della CEI sulla disabilità. «Metti un povero nel cuore e vedrai come vai»! – diceva don Oreste. In molti cuori la piccola Anna ha fatto breccia a Trieste.
"Al cuore della democrazia": è un immersione totale di incontri, voci, volti, persone. Una sperimentazione di partecipazione che sembra ben riuscita. Tante sensibilità e tante esperienze concrete che – pur in molte diversità – si sono confrontante. Protagonista poi a Trieste è stata soprattutto la piazza, dell’impegno sociale e politico, e i tanti giovani che l’hanno abitata. A loro, e agli adulti “più grandi” è andato il ringraziamento espresso dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,Card. Matteo Maria Zuppi, fin dall’inizio dei lavori: «Grazie a chi continua a partecipare nonostante la crisi del noi perché la Chiesa è un luogo dove ci si appassiona al prossimo e, quindi, al dialogo, come è avvenuto in assemblee, convegni, riunioni, nel cammino sinodale, proprio per il suo carattere eminentemente sociale e non egocentrico o di massa. Grazie a chi non si scoraggia. Grazie a tutti quelli che con tenacia stanno favorendo esperienze di partecipazione».
In queste settimane sociali si ha l’impressione che a mostrare la strada siano soprattutto i giovani, Come Maria Serena, giovanissima delegata della Comunità Papa Giovanni XXIII.
I giovani e la loro partecipazione fatta attraverso mezzi interattivi come laboratori, cantieri, social media. Si sente la necessità di intercettare queste nuove forme di comunicazione. D’altro canto si percepisce la distanza dei giovani dalla politica, considerata debole e poco credibile.
Oltre le piazze c’è il mondo a parte, quello della città, con le sue contraddizioni, che fa da contorno ai 1200 delegati. La città e la frontiera, tappa obbligata della "rotta balcanica"
Il 21 giugno l’ex Silos, nei pressi della stazione ferroviaria, dove vivevano centinaia di persone migranti in arrivo dalla "rotta balcanica", in condizioni a dir poco precarie, è stato sgomberato. Adesso l’area, degradata e fatiscente, è chiusa da transenne e presidiata dalle forze dell’ordine, è zona rossa. La Caritas diocesana triestina in una nota si interroga sulle soluzioni che verranno adottate per garantire una accoglienza degna ai migranti che erano ospitati nell’ex Silos.
La diocesi ha da tempo attivato un dormitorio nella parrocchia di via Sant’Anastasio per garantire una sistemazione decorosa ai migranti, ed evitare che le persone, spesso anche mamme con bambini, debbano vivere in condizioni igieniche del tutto inadeguate.