Topic:
4 Aprile 2025

È possibile fermare la guerra?

La Società del Gratuito è la risposta concreta di pace
È possibile fermare la guerra?
Foto di Tim Marshall
Contro ogni rassegnazione e pessimismo, c'è qualcuno che fa crescere i semi della speranza e attraverso la rivoluzione d'amore iniziata da don Oreste Benzi dimostra che la pace non è un'utopia.
È possibile fermare la guerra? La tentazione è di ritrarsi con rassegnazione di fronte a questa domanda, perché la risposta non può che essere illusoria utopia o, peggio, delirio di onnipotenza. Ma in effetti a ben guardare, se andiamo a cercare nei luoghi giusti, scopriamo che non solo è possibile fermare la guerra, ma esiste già una piccola parte dell’umanità che lo sta facendo.

Una nuova umanità semina speranza

C’è una parte di umanità, una nuova umanità, che sta operando con determinazione e passione per costruire la pace e fermare la guerra. Esiste una nuova umanità che testimonia con la vita che è possibile impiantare e far crescere semi di pace che gradualmente modificano l’ambiente e il contesto vitale circostante. Tutte le volte che scegliamo di mettere al centro l’altro e innalziamo il noi, abbassando l’io, tutte le volte che favoriamo la complementarietà al posto della contrapposizione, tutte le volte che ci impegniamo nel “costruire” e lavoriamo/parliamo/agiamo “a favore di” invece di “demolire” con i “contro”, tutte le volte che cerchiamo il dialogo per favorire la comunicazione e l’azione comune, tutte le volte che ci impegniamo a disinnescare la violenza con  uno stile nonviolento, stiamo costruendo e organizzando la pace.

La rivoluzione della Società del Gratuito di don Oreste Benzi

Questa particolare società nuova, alla quale Papa Francesco ci richiama costantemente, come tutti i papi prima di lui, don Oreste Benzi l’ha chiamata società del gratuito. Don Benzi ha voluto evidenziare che c’è una rivoluzione da scegliere di compiere, diceva che dovremmo sostituire al paradigma che mette al centro il profitto un nuovo paradigma che mette al centro l’uomo a partire dal più fragile, dal più povero, dal più emarginato. È davvero una rivoluzione copernicana che può essere scelta e vissuta da una nuova umanità che già è in mezzo a noi.
Potremmo considerarlo un passo evolutivo dell’umanità, circa duemila anni fa accanto all’homo sapiens è comparso sul nostro pianeta l’homo amans. Un uomo che non vive più secondo la logica della forza e dell’equilibrio tra le forze governato da ragioni egocentriche, ma si è evoluto e ha acquisito la capacità di amare gratuitamente in una dimensione alterocentrica e comunitaria. Questa nuova umanità deve essere sostenuta, incoraggiata, raccontata e valorizzata, come questa rivista, nel suo piccolo, si impegna a fare.
Intensifichiamo l’organizzazione della pace e andiamo a cercare chi lo sta già facendo in tante parti del mondo: soltanto insieme potremmo salvarci.