Un messaggio forte, che vuole superare l’approccio “caritatevole” alla disabilità e di costruire un modello sociale basato sulla totale inclusione: “End the Stereotypes” è il tema scelto per la Giornata Mondiale della Sindrome di Down 2024, che ogni anno si celebra il 21 marzo, da quando nel 2012 è stata istituita ufficialmente dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’intento è quello di abbattere i pregiudizi nei confronti di questa sindrome, conosciuta per lo più per stereotipi, con un’azione di sensibilizzazione che tocchi ogni ambito della società: lavorativo, culturale, sanitario.
La data scelta per questa Giornata ha un senso preciso: si tratta, infatti, del 21° giorno del 3° mese dell’anno, così come la sindrome di Down, o più propriamente la trisomia 21, è quell’anomalia cromosomica causata dalla presenza di una copia in più, la terza, del cromosoma 21. La ricorrenza vuole essere un appello alla necessità di approfondire la conoscenza delle caratteristiche, possibilità e talenti delle persone con la sindrome di Down, perché sia possibile un’inclusione vera.
La sindrome studiata nel 1866 dal dottor John Down, è la causa più frequente di disabilità intellettiva al mondo, e tra gli ambiti cognitivi più interessati ci sono quelli della memoria e del linguaggio, con a vari livelli di gravità, che variano da individuo ad individuo. La ricerca, però, ha dimostrato che un’adeguata presa in carico sul fronte sanitario, l’accettazione da parte di famiglia e società e il sostegno scolastico, oltre ad una varia stimolazione con attività come musica, teatro ed arte, è fondamentale per lavorare sul potenziamento dell’autonomia e della realizzazione di sé. Sono infatti sempre più numerosi gli esempi di ragazze e ragazzi, donne e uomini con la sindrome che riescono a condurre una vita molto autonoma, bella, piena ed appagante.
Protagonista, una ragazza con la sindrome di Down che provocatoriamente (come nella citazione riportata), si rivolge a genitori, insegnanti, allenatori, mostrando come i loro preconcetti sugli ostacoli che la sindrome può comportare, non le permettano di realizzarsi e prendere in mano la sua vita, trovare un lavoro, andare alle feste, studiare, andare a vivere da sola, avere relazioni sentimentali, come una profezia autoavverante.
Il racconto cinematografico di 90 secondi pubblicato sui profili social di CoorDown in soli 5 giorni è diventato virale e popolare in tutto il mondo con oltre 100 milioni di visualizzazioni su TikTok, Instagram, YouTube e Facebook, con il supporto di celebrità mondiali che hanno fatto eco alla campagna.
La sua vita, invece, è fiorita e oggi Camil è il ritratto della felicità.
«La nostra è una famiglia aperta che negli anni ha visto passare tanti ragazzi, soprattutto quelli della Comunità terapeutica dove lavora mia mamma. Per me aiutare gli altri è gioia! Spingo la carrozzina, do loro da mangiare…così come a scuola, nel mio lavoro, mi piace prendermi cura dei bambini. Quando ero piccolo ho conosciuto Don Oreste Benzi e mi è rimasto nel cuore quando sono stato battezzato. Lui mi ha preso in braccio e mi ha fatto volare in alto. Da lui mi sono sentito accolto, come in un grande abbraccio, e ricordando la sua gioia mi dico: "Camil, su con la vita!”».